May 04 2011

benni
Haiti si racconta
Da casa si scoprono tante cose attraverso i media in grado di teletrasportarti in ogni parte del mondo, con notizie che corrono per centinaia di km sulla superficie terrestre, in superficie…
Si vedono immagini, si leggono articoli e quella diventa l’unica verità, mai realmente sperimentata.
Dal 12 gennaio 2010 ho lavorato per gli interventi di risposta all’emergenza provocata dal terremoto che ha scosso Haiti. Ho lavorato con tutta me stessa. Un anno intero di immagini, letture, emozioni vissute, però, mai sperimentate. E poi un grande regalo, la notizia che ci vado realmente lì in quel posto, ad ampliare ogni senso e vivere.
In 12 h di volo ed uno scalo a New York sei nella luminosissima e calda Haiti. All’atterraggio ti accoglie un’unica pista circondata da tende, baracche e vegetazione esplosiva.
Le macchine delle agenzie internazionali si alternano ai Tuk Tuk, i super scassati, super affollati, super colorati mezzi di trasporto locale, che non si capisce mai dove realmente vadano e meno che meno da dove provengano, che non si sa dove fermano, su cui sali con uno spirito d’affidamento che manco nella più profonda meditazione ho provato (-; ! Ci sali sopra ma mica sai se ne scenderai mai, con il piede di un bimbo in bocca, una gallina piantata sul fianco, un caldo micidiale che senti che anche l’ultima molecola d’acqua ti sta salutando, scappando lungo il tuo corpo ad un’inutile sofferenza. (:
Le persone hanno una fierezza che mi ha messo in soggezione. Con poco abbattono ogni canone di standard di vita, e nella limitatezza delle possibilità, nella difficoltà dei trasporti, nelle ristrettezze alimentari, nella povertà viva, con loro che mi prendevano per il culo perché sono bianca e ho gli occhi chiari, mi son sentita leggera.
Haiti, ricca d’umanità, povera economicamente. Dove la vegetazione vorrebbe gridare al mondo la sua forza e viene continuamente linciata per essere trasformata in carbone. Dove le persone fanno la pipì con la massima disinvoltura a ogni angolo della strada che se non stai attento ti trovi uno che ti piscia su un piede… e poi tutti si lavano in continuazione. Secondo me si fanno tra le 30 / 35 “docce” al giorno. Dove le macerie sono scomparse, ma di tende ce ne sono ancora molte e la vita lì dentro non è delle migliori, eppure sorrisi ovunque. Dove aspettando i risultati elettorali un signore a cui chiedevo chi avesse votato tra i due candidati mi ha risposto: “Oh io sono andato a votare per Martelly 6 volte. Se non vince è veramente una truffa”! E c’hai ragione gli ho risposto. Dove i bimbi ti tocchignano in continuazione, perché sto bianco epidermico fa proprio un po’ impressione. Dove la ricostruzione è partita. Dove la vita c’è sempre stata. Haiti forte e debole, una grande insegnate.
Vi abbraccio



