Salve a tutti, mi chiamo Simone, sono uno dei neo battezzati della scuola (per chi si chiede quale, sono quello che le ha prese più di tutti…).
Scrivo questo primo post fidandomi di un suggerimento del mio maestro e amico Paolo, cioè di provare a fare qualcosa “fuori dagli schemi”, qualcosa di inaspettato, dare seguito ad un’intuizione dopo una meditazione, forzando quegli equilibri che mi fanno sentire sicuro, ma che spesso (almeno per me) disegnano un limite invisibile e a volte invalicabile.
Il mio limite, uno tra i tanti, è la mia presuntuosa tendenza a tenere per me e per pochi “eletti” quello che provo nel profondo, quello che davvero mi tocca, per paura di banalizzarlo, per paura di scoprirlo nel confronto con gli altri meno interessante, di scoprirmi forse, meno interessante.
E la meditazione in questione che ha ispirato questo post, è avvenuta tra un attacco di panico e l’altro nell’attesa di fare il mio battesimo.
Premetto che ho avuto nella mia vita il privilegio di diversi incontri con persone illuminate davvero, che con la loro pazienza, il loro sapere e il loro affetto hanno fatto tanto per aiutarmi a maturare, nel pensiero e nelle relazioni. Le esperienze che ne sono scaturite se da un lato mi hanno fatto crescere, dall’altro però mi hanno anche dato talvolta (a causa delle mie debolezze), la ridicola illusione di essere “troppo cresciuto” per poter vivere qualcosa a cui dedico energia e tempo con la libertà di viverla e basta, senza divenirne “cultore” o “esperto”.
Il Kung Fu è invece arrivato per caso e per necessità, tanto di fretta da non lasciare spazio alle mie macchinose elucubrazioni di trasformarlo in una gara con me stesso (suggeritomi da una dottoressa come risoluzione per un problema alle spalle, e cercato alla scuolanonscuola dopo i racconti di Marco), e affrontato quindi con la semplicità di chi non pretende nulla di eccezionale, con il piacere di imparare da tutti e la tranquillità di non dovere dimostrare alcunchè (stipato ben benino nel protetto angolo in fondo a destra delle “tre file” di inizio e fine pratica).
Nel giro di pochissimo tempo, il rimedio per i miei acciacchi si è inaspettatamente trasformato in una passione! Una passione libera dal ricatto del “dover fare bene”.
Credendo così di aver finalmente trovato qualcosa che oltre ad appassionarmi non dava nutrimento al mio ego, mi sono lasciato entusiasmare dallo scoprire (per la prima volta nella mia vita di “lanciatore di coriandoli”) la bellezza della disciplina del corpo, ad associarla alle passate esperienze di ricerca spirituale oltre che psicologica, a cercare di nuovo di semplificare, per comprendere.
Così è stato almeno fino al celebre “cazzotto”, quando la realtà (nella sua interezza) ha chiesto il conto della mia sempre meglio elaborata maschera!
La semplicità che tanto orgogliosamente esibivo si è sciolta nelle solite calde e melmose acque del voler dimostrare, l’ego è tornato alla velocità della luce con tanto di mantello rosso, fanfara e fuochi d’artificio.
L’entusiasmo per le mie scoperte era ancora autentico e forte, ma non sufficiente ad impedire che in un istante, gli otto mesi di pratica, di grande novità, di umiltà e di ennesima trasformazione, sembrassero svanire per lasciare il posto al solito “cazzone” di otto mesi prima, con le solite sovrastrutture, complessità, paure.
Preso atto dello smascheramento, mi sono avviato a prendere una sequela di calci a cui, a quel punto, non sono riuscito più a dare una motivazione chiara.
Per 30 secondi ho seriamente pensato di mollare tutto…. Stavo lasciando che una parte di me, quella più spaventata dal vivere le esperienze che mi mettono più in gioco, si prendesse la pratica e il suo significato più vero.
E proprio quel pensiero di resa, mi ha schiaffato quindi in faccia il mio altro grande limite, “costruire inattaccabili motivazioni per dare dignità e ragione ai miei piani di fuga”, così mi sono ridestato, spingendomi al mio “martirio” per affrontare e non subire il mio personale “passeggero oscuro” (citazione rubata al telefilm Dexter…).
Sono arrivato in palestra in stato confusionale, mi sono cambiato, ho iniziato gli esercizi di respirazione e di stretching, sempre più in ansia, finchè, seduto in meditazione, la mia mente ha iniziato a far riaffiorare le parole di Piergiorgio pronunciate poco prima sul dedicarmi alla mia paura… A quel punto finalmente, ho quantomeno dato inizio ad una resa incondizionata, all’accettare il mio limite, anche per il solo fatto di non essere in grado di fare altro.
Al primo scambio, ogni minima velleità di essere “forte” (per quanto possibile alla mia condizione di neo praticante) è morta, lasciandomi sperduto e privo anche di quel minimo slancio che sentivo di aver guadagnato negli scambi e nella pratica dei mesi precedenti.
Sono rimasto incapace di reagire, a prendere i calci (generosamente trattenuti) dei graduati, sentendomi debole, annullato, sentendomi nuovamente fallimentare rispetto alle solite sproporzionate richieste che spesso faccio a me stesso.
La sera tornando a casa con la mia bella costola “crinata” ero soddisfatto a metà, contento per aver comunque affrontato qualcosa che non avrei mai pensato di affrontare, ma scontento di non aver rispettato il copione del mio ultimo e per me già celebre film (“Storia di uno che comunque dimostra di essere fico anche se le prende in tutti i modi..”).
Eppure in quella meditazione del pre-battesimo le parole “dedicatevi ad avere paura” rimbalzavano nella mia testa, e mi dicevano che era successo qualcosa di più di quello che in quel momento percepivo.
La sera successiva parlando con Paolo e Giacomo tutto ha cominciato ad essere più chiaro. Raccontandogli le mie sensazioni mi sono reso conto davvero di quello che era successo, di come avevo lasciato in quei mesi che qualcosa più grande di me entrasse nella mia vita senza che mi sentissi preparato ad affrontarla, accettando la mia paura di mettermi in gioco in qualcosa lontano da me, e di come, nonostante la mia protettissima personalità di “dominatore delle situazioni familiari”, questa forza avesse risvegliato la fame di verità e ricerca che aveva sempre caratterizzato le poche cose buone che ero riuscito a realizzare nella mia vita, senza che la paura di quello che avrei potuto scoprire mi fermasse.
Accettare la mia paura in ogni fase di quell’esperienza e non lasciare che mi impedisse di viverla, è forse stato il mio battesimo, o almeno la parte che mi è dato comprendere in questo momento.
Sentirmi (come in poche altre situazioni era accaduto) circondato da un evento al quale dovevo solo dare fiducia e accettazione, al quale dovevo dare il mio presente con la sincerità necessaria, capace di scuotermi così tanto, forse mi ha nuovamente cambiato davvero un po’.
Non pensare di fare, ma fare, “essere”, in quel momento, in quel posto, ed io, con tutto quello che doveva avvenire “dentro e fuori il mio controllo”, “ero stato” davvero.
La mia soddisfazione non è ancora piena, capire è importante ma sentire davvero è un’altra cosa, e per sentire davvero la fiducia riposta nel battesimo dovrà essere rinnovata in tutte le fasi e per tutto il tempo che percorrerò questa strada, se sarò capace di farlo.
Non vi tedio oltre, e anzi mi scuso per la lunghezza del post.
Vi saluto tutti ringraziandovi.
Simone