cari viaggiatori
ho scritto molte pagine (suona come una minaccia, sarò un grafomane?
) di questa storia d’amore con il mare e di come la vita mi ha condotto per mano vicino e lontano da lui.
ma come non eri centauro fissato con le moto?
vero, ma è nel grande blù che mi piace particolarmente condermi il lusso di sparire dal mondo ed è in vicinanza del grande blù che sono rinato ancora una volta
insomma me piace un frego annà pè mare e se ve fà piacere ve pubblico un pò de pagine.
buona vita, e grazie di esserci
rompinduji\centauro
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HYERES luglio 2001
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Ogni volta che mollo i doppini e largo dalla banchina, non importa con quale barca, non importa per quanto tempo, la sensazione è sempre la stessa. L’effimera sicurezza, gli stupidi pregiudizi, le frasi fatte tutto si perde nella scia. Tutto si dissolve in un nulla e resta soltanto il magico legame con il presente.
La mente deve aiutare il corpo, non si può sottrarre, non può più con i suoi meschini giochetti tentare di frenare le emozioni. È costretta a partecipare al gioco. Tutte le mie energie confluiscono nei sensi che si risvegliano. Gesti conosciuti e rinnovati. Mani che gestiscono vele, occhi che partecipano all’universo del mare, e solo a quello. Non importa per quanto tempo, adesso è già molto, dopo, chissà . In nessun posto come in mare sei costretto a vivere il presente. Inutile giocare di forza, stupido voler costringere, solo l’armonia con il vento è la strada giusta.
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Così anche questa volta, così anche oggi. Così anche con questo nuovo compagno di avventure, questo incredibile mostro che è un moderno catamarano da crociera.
Rimaniamo soli io e la catabarca, il mio mondo si rinnova.
In due, complementari e indissolubili alla ricerca della parte più essenziale di noi.
Ancora una volta fuori dai moli, ancora una volta verso quella piccola-grande avventura che è la vita di tutti i giorni.
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Attraversiamo la bellissima rada di Hyeres nel tardo pomeriggio, domani mattina non ci sarà vento, perchè non sfruttarlo oggi. Ci lanciamo all’inseguimento dei refoli vaganti persi nel gioco del mare. Felici di incontrare altri che sognano lo stesso gioco. È bello avere una barca veloce, è bello farla correre al meglio.
Sono a bordo da una settimana, il miracolo si stà già compiendo, arriva pian piano la sintonia con il quotidiano che mi appartiene.
Penso a questi giorni passati a galleggiare in rada, mentre tutte le più piccole cose andavano ordinatamente al loro posto. Al piacere che provo nel vedermi dal di fuori mentre dedico le mie cure alla complice delle mie avventure; un uomo e la sua barca. È talmente semplice ed essenziale. Niente altro da capire. Tutto quì.
È così che ci siamo ritrovati dall’altra parte della rada, dopo aver giocato con la vita e con altre barche. L’armonia è in me, siamo complici, lo sò. Dopo poche miglia tutto diventa facile. Arrotolo il genoa (chi si ricorda cosa sono i garrocci vince una bambolina) con la sola randona mi districo tra le barche, senza apprensione, già sento quanto sarà l’abbrivio, non mi sbaglio, non ci sbagliamo nelle nostre comunicazioni. Ci fermiamo a pochi metri dalla poppa di una barca gremita di gente, ed io che sono solo su questo catamostro, dereleng, la catena piomba in acqua e Tè’ewj comincia ad andare indietro docile, al suo posto, quello che ci eravamo scelti prima e che ci aspettava.
Ora siamo quì, a lasciarci cullare dalla risacca, senza voglia di andare a dormire, affascinato ed ancora sorpreso dallo stare in questo quadrato con vista panoramica. Chatham è nel mio cuore, e non potrebbe essere altrimenti, ma questo modo di poter vivere barca e mare è talmente travolgente.
Stasera mentre stavo appollaito sulla tuga, ad un’altezza dall’acqua per me inusuale, guardavo con occhi nuovi questo bello scafo; all’improvviso ho visto, l’idea antica rinnovata nella tecnica di oggi. Tutti i popoli del mare erano con me, condividevano le mie emozioni. È così che l’uomo ha cominciato a attrevarsare i mari, legando due trochi a due traverse, l’archetipo del pattino era nato, la progenie continua nel composito di questi scafi.
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