Se vi va cliccate qui, è una canzone di Sinead O’Connor che mi piace molto e che stavo ascoltando mentre scrivevo ciò che ho condiviso con voi.
E’ solo ora, a quest’ora del mattino che comincio a comprendere ciò che oggi è accaduto. La mattina è iniziata indolente, è continuata come in un “normale†giorno difficile.
Poi improvvisamente qualcosa ne ha mutato il corso, mi sono ritrovato gettato nella mischia. Mi sono trovato ad essere il cucchiaino. Come attraverso un sogno… tutto è continuato… fino a questo momento.
Solo. Silenzio. L’unico suono è quello degli uccellini che si stanno svegliando.
Acchetato il dovere, acchetata la necessità , acchetato il desiderio di stare con chi ti ha sempre compreso… finalmente comincio a comporre il mio puzzle…
Immaginate di avere attorno a voi, da quando siete nati una sensazione di protezione. Ci siete nati, siete cresciuti con questo potentissimo scudo. Non è uno scudo che vi impedisce di fare le vostre esperienze… ma l’avete lì. Quando vi serve ve lo togliete dalla schiena e lo usate, quando invece non ne avete necessità è sulla vostra schiena, ne sentite la protezione potenziale, ne sentite il calore, ne sentite il peso… è lì, è parte di voi.
Oggi quello scudo, almeno fisicamente, si è rotto.
E’ come essere nudi. Vulnerabili. Che sensazione incomprensibile.
Ero sul trenino. Questa mattina il libro l’autobiografia di Yogananda ha deciso prepotentemente di essere letto. Si è messo in mezzo con tutti i mezzi che conosceva, si è lanciato dalla scrivania, è caduto dal comodino, ha attirato l’attenzione nascondendo sotto di sé i soldi per la colazione…
…Trenino… lettura… sto leggendo la parte in cui la madre di yogananda si presenta al protagonista per annunciargli che sta molto male e che di lì a poco sarebbe morta.
Penso a quel bambino che perde la guida, l’Amore, l’esempio. Il passo mi colpisce come un macigno, arresto la lettura. Mentre chiudo il libro mi chiama papà .
“Mario, torna a casa, Mamma non sta bene e dobbiamo accompagnarla in ospedaleâ€.
Lì per lì penso: “ma guarda te, ieri non stava peggio del solito!!!” qualche ora più tardi mi sovviene ciò che avevo letto la mattina… ciò che aveva sperimentato quel bambino…
Pomeriggio… mischia… Mario si muove, abbraccia, si riaccosta alla burocrazia ospedaliera, parla con i medici, ma mentre sono indaffarato improvvisamente sono attratto verso la stanza dove è in cura mamma… prima corro da papà . Lo chiamo. Non attendo che lui mi segua. Vado e basta.
Quando sei innamorato di qualcuno sai cosa le sta accadendo anche se non sei lì. Quando il legame va ben oltre il semplice affetto, senti senza sentire. Intuisci e basta.
Arrivo. Vedo i suoi occhi. Gli stessi che tante volte ho fissato incantato. La stringo. Non so quanto tempo dopo la dottoressa gentilmente mi scosta. Mi chiede di uscire. Guardo Mamma. Ma Lei non è più lì. Come un fulmine a ciel sereno mi si presentano i 34 anni durante i quali abbiamo condiviso la nostra Vita, in cui mi ha insegnato ad essere ciò che sono ed ha vissuto intensamente il suo essere mamma, donna, professoressa, persona… anche e soprattutto Amica. Mi ricordo i rari rimproveri, le tante carezze, gli sguardi… noi comunicavamo con gli sguardi… è così che io ho imparato a usare gli occhi… quegli stessi occhi che non erano più Mamma…
Una persona normale… Un essere straordinario… con il suo incommensurabile Amore, con la sua gentilezza, i suoi errori, la sua continua bontà quasi incomprensibile, le sue fisime, la sua saggezza, i suoi limiti, i suoi sogni, i suoi capricci, i suoi gioielli, il suo cammino.
Ha imparato molto in questa Vita, ha scelto il suo percorso e ha dato tutta se stessa, sempre, io non sono riuscito a starle accanto per farle fare l’ultimo passetto… troppo impegnato ad andare giù in profondità nella ricerca, ma ogni volta che cercavo di portarla con me, lei c’era, anche se non comprendeva sempre ciò di cui parlavo c’era, c’era con se stessa, con gli occhi che brillavano d’Amore, quell’intensissimo sentimento che solo due anime che già si sono incontrate possono condividere. Probabilmente ho dato meno di quanto potevo, ma ho ricevuto proprio tutto. Ed ora è quel tutto che pulsa in me. E’ quel tutto che mi fa andare per la mia strada. Ma quanto mi manchi, Mamma.
Ciao. Mamma. Ciao.

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