Feb 04 2010

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valerio

L’invito della Follia

Posted at 8:05 pm under Messaggio,Storia

Tanto tempo fa la Follia decise di invitare tutti i sentimenti per un’insolita riunione conviviale.
Raccoltisi tutti intorno ad un caffè per animare l’incontro, la Follia propose:
“Si gioca a nascondino?”
“Nascondino? Che cos’è?” Domandò la curiosità.
“Nascondino è un gioco” – rispose la Follia – “Io conto fino a 100 e voi vi nascondete, quando avrò terminato di contare comincerò a cercarvi e il primo che troverò sarà il prossimo a contare”.
Accettarono tutti.
Ad eccezione della Paura e della Pigrizia che rimasero a guardare in disparte.
1…2…3…La Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, esitante come sempre, si nascose in un gruppo di alberi.
La Gioia corse festosamente per il giardino non curante di un vero e proprio nascondiglio.
La Tristezza incominciò a piangere perché non trovava un angolo adatto per occultarsi.
L’Invidia ovviamente si unì all’Orgoglio e si nascose accanto a lui dietro un sasso.
La Follia proseguiva la conta mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era sconfortata vedendo che si era già a 99.
“Cento!” – gridò al Follia – “Adesso verrò a cercarvi!”
La prima ad essere trovata fu la Curiosità perché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.
Guardando da una parte la Follia vide l’Insicurezza sopra un recinto che no sapeva da quale lato avrebbe potuto nascondersi meglio. E così di seguito furono scoperte la Gioia, la Tristezza e via via tutti gli altri. Quando tutti finalmente si radunarono la Curiosità domandò:
“Dov’è l’Amore?”
Nessuno lo aveva visto…Il gioco non poteva considerarsi concluso e così la Follia cominciò a cercarlo. Provò in cima ad una montagna, lungo il fiume, sotto le rocce, ma dell’Amore nessuna traccia…setacciando ogni luogo, la Follia si accorse di un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò a frugare fra i rami spinosi, quando ad un tratto sentì un lamento.
Era l’Amore che soffriva terribilmente perché una spina gli aveva appena perforato un occhio.
La Follia non sapeva che cosa fare, si scusò per aver organizzato un gioco così stupido, implorò l’Amore per ottenere il suo perdono e commossa dagli esiti di quel danno irreversibile, arrivò al punto di promettergli che l’avrebbe assistito per sempre.
L’Amore rincuorato accettò la promessa e quelle scuse così sincere.
Così da allora l’Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

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:)

2 responses so far

2 Responses to “L’invito della Follia”

  1. riccardoneon 04 Feb 2010 at 9:55 pm 1

    Da “il profeta” di K. Gibran

    Allora Almitra disse: parlaci dell’Amore.
    E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse:
    Quando l’ amore vi chiama, seguitelo.
    Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
    e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
    Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
    E quando vi parla, abbiate fede in lui,
    Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

    Poiché l’amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
    Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole,
    Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.

    Come covoni di grano vi accoglie in sé.
    Vi batte finché non sarete spogli.
    Vi setaccia per liberarvi dai gusci.
    Vi macina per farvi neve.
    Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.
    E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio.
    Tutto questo compie in voi l’amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.

    Ma se per paura cercherete nell’amore unicamente la pace e il piacere,
    Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall’aia dell’amore,
    Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

    L’amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso.
    L’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
    Poiché l’amore basta all’amore.

    Quando amate non dovreste dire:” Ho Dio nel cuore “, ma piuttosto, ” Io sono nel cuore di Dio “.
    E non crediate di guidare l’amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida.

    L’amore non vuole che compiersi.
    Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi:
    Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte.
    Conoscere la pena di troppa tenerezza.
    Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d’amore,
    E sanguinare condiscendenti e gioiosi.
    Destarsi all’alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d’amore;
    Riposare nell’ora del meriggio e meditare sull’estasi d’amore;
    Grati, rincasare la sera;
    E addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra

  2. pgon 08 Feb 2010 at 5:48 pm 2

    caro valerio

    tanti anni fa ho sentito questa storia da padre ballester
    ed è bello risentirla.
    E’ molto bella e anche stranamente molto vera

    un abbraccione